Diario di bordo 25-30 aprile 2015 4 Maggio 2015 – Posted in: Diario di Bordo – Tags:

Oggi il sole splende, accompagnato da una dolce brezza da ponente. Oxygene si risveglia dopo giorni di lavoro, sudore e fatica, pronta per i suoi nuovi ospiti. Pulita, in ordine e operativa al cento per cento. Sì, è vero, l’emozione c’è, un po’ di agitazione tra le sue murate bianche si respira. Come i bambini al loro primo giorno di scuola dopo le vacanze estive, anche la nostra piccola Oxygene sente addosso l’ansia di ricominciare, l’incertezza che tutto sia a posto. Ma da gran signora qual è, non lo fa vedere e quando i ragazzi si presentano davanti al suo specchio di poppa, è splendida e sicura come una sfinge.
Dopo i primi saluti e l’emozione di rivedere Marilena e Viviana di nuovo a bordo di Oxygene, cerco di capire subito chi ho davanti. E’ la prima cosa che un istruttore deve fare perché nel nostro lavoro non esiste uno standard d’insegnamento. Ogni allievo porta con se un bagaglio di esperienze e una valigia di aspettative ma non le svela apertamente, bisogna cercare di trovarle dietro i loro sguardi, i gesti, le flessioni del viso. Ed io da subito ho capito che davanti a me avevo un gruppo gagliardo. Alice, Giulia, Luca, Stefano e “Stive”. Giovani vent’enni che si danno da fare nel loro piccolo per costruirsi un futuro brillante, in grado di guardare le stelle da raggiungere senza dimenticarsi le radici da cui son nati.

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Dopo le solite necessarie faccende da sbrigare prima di una partenza in barca, siamo pronti per prendere il largo, rotta Sud-SudEst, Ischia. La giornata è ideale, mare piatto vento tra i 10-14 nodi di bolina larga, sole e tanta energia da spendere. Si vede subito che le esperienze passate in barca a vela grazie all’intuizione di Marilena di creare il progetto – SETTIMANA BLU – non sono state inutili, anzi! I ragazzi si sanno muovere in barca con naturalezza e dopo poche ore si sono scrollati di dosso la ruggine dell’inverno piemontese.

Questo vento e le trentadue miglia che ci separano dalla meta mi consentono di testarli alle manovre ed al timone. Da subito gli vedo un po’ sorpresi dal metodo che adotto. Non sono abituati ad un corso dove il fare è più importante del dire. Da loro non cerco parole giuste ma ragionamenti efficaci e le conseguenti conclusioni. Ho la risposta che volevo da subito, i loro cervelli iniziano a muoversi e le risposte arrivano. Luca, alla sua prima esperienza in barca a vela, riesce ad adattarsi rapidamente al nuovo contesto grazie alla sua attività alpinistica. Mare e montagna, mondi all’apparenza distanti e invece così vicini. Con lui sono più flessibile sulla terminologia, del resto le corde per i montanari sono roba seria ed allora un po’ di dolcezza nel pretendere di chiamarle cime è necessaria! Le cinque ore di navigazione passano veloci, ad attenderci la baia di San Montano, lato nord-ovest di Ischia. Ci siamo solo noi così ci prendiamo tutto lo spazio che vogliamo per il nostro ancoraggio. Le previsioni ci danno vento leggero da sud-est durante la notte, in rotazione a libeccio la mattina seguente. Siamo in una botte di ferro. Ora è il momento di gonfiare il tender e risvegliare il motore fuoribordo. Un po’ per uno a lavorare alla pompa, Luca come hai fatto a rompere la maniglia solo te lo sai!!, e il gommone prende forma. Montiamo il motore, accendo ed al primo colpo è già fragore. Tutti a bordo si sbarca sulla spiaggia nuda di questa magnifica rada. La notte passa liscia, a parte le onde delle navi che facevano rollare Oxygene come un pendolo. Dopo una colazione ricca, salpiamo a vela e ci dirigiamo verso le acquee sulfuree di Sorgeto.

Quattro ore di vela magnifica, fatta di manovre, regolazioni, riduzione di velatura, poi il vento cala e insieme al fischio della pentola a pressione e la sua Amatriciana custodita, gettiamo il ferro tra le alte pareti di Sorgeto. Non essendoci vento, lascio i ragazzi a mollo tra i fumi solfurei più a lungo, so quanto è bello stare lì, in mare eppure dentro le terme, protette dalle rocce naturali. Risalgono a bordo, pensavo peggio! Spesso l’odore dello zolfo è insopportabile in barca, invece loro non sembrano aver assorbito odori Partiamo alla volta di Forio, notte in porto alla scoperta di questa meravigliosa isola.

Serata piacevole, tra il BarDivino e L’Oasis, consigliatoci dagli ormeggiatori. Terzo giorno, ci alziamo con calma, il meteo non è dei migliori, aspetto in serata una bella perturbazione e qualche avvisaglia già si manifesta sopra di noi. Partiamo alla volta di Procida, il vento cala, così accendiamo il motore e acceleriamo il rientro in porto, il fronte si avvicina rapidamente e voglio aver chiuso l’ormeggio prima che si scateni.

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I colori delle case, i rumori di quest’isola frenetica e laboriosa, stregano i ragazzi che nonostante la pioggia, la girano con sguardi curiosi e divertiti. Resteremo ormeggiati in porto per due notti. Il quarto e quinto giorno infatti il tempo è davvero brutto. Libbeccio forza 6-7 e mare 5, pioggia battente e nuvole temporalesche.

A bordo di Oxygene non ci si annoia però, qualche lavoretto a bordo, una partita a scacchi e poi si prepara l’impasto per la pizza! Quattro teglie belle ricche. Il forno che fa il suo dovere e una tavola imbandita, ci regalano una serata rilassata e divertente. Il giorno dopo si riparte per rientrare a Formia e rincontrare Marilena. Partiamo con calma, in attesa del vento che non arriva. Il mare vecchio è ancora aggressivo, i ragazzi lo reggono meglio che possono, senza un lamento. Approfitto dell’assenza di vento per fargli montare le vele da tempesta, tormentina e randa di cappa. Passano così due ore utili per loro, perché hanno preso consapevolezza del mare e del vento, della bellezza di raggiungere mete grazie alla sola generosità dell’ambiente. Hanno capito che la barca a vela non è solo rose e fiori, ma anche durezza e concentrazione, la natura sa essere spietata e chi va in mare deve avere gli strumenti per saperci convivere.

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Arriviamo in porto alle 17.00, ad attenderci in banchina il sorriso di Marilena, felice di rivedere i suoi ragazzi. Ora è tempo di pulizie, i ragazzi si rabboccano le maniche e iniziano a curare Oxygene con l’attenzione giusta ed il sorriso tra le labbra.

Capita spesso che chi insegna riceve dai suoi allievi molti insegnamenti, deve solo avere il cuore aperto per riceverli. Ho avuto la fortuna di iniziare questa nuova entusiasmante stagione con un gruppo di allievi ricchi di valori, esperienze ed aspettative che mi hanno insegnato tanto e per questo li ringrazio con tutto il cuore.

Ora il treno parte, gli oblò vengono chiusi e le batterie staccate, due giorni di riposo meritato per Oxygene, poi nuove speranze da coltivare.

Buon vento,

Tommaso Cerulli Irelli