Diario di bordo – estate 2018 28 Agosto 2018 – Posted in: Diario di Bordo

Diario di bordo – ESTATE 2018

Portoferraio 27 agosto 2018 – flotta Oxygene Sail
Eccoci giunti alla fine di questa lunga stagione di mare. Dopo molti silenzi e poche immagini, a me il compito di fare un’analisi di quanto fatto e dare a voi lettori un piccolo e spero gradito spaccato delle emozioni vissute a bordo.

Il 2018 sarà ricordato nei nostri archivi come l’anno dei tanti cambiamenti e dei sogni realizzati. Visto che in barca si è senza filtri, partirò dal mio.
Nina Valeria, la nostra piccola speranza, lei che porta il nome di una donna straordinaria e sognatrice, è salita a bordo e lo ha fatto da protagonista, accompagnando tanti piccoli marinai verso un mondo circondato d’acqua, dalle pareti chiare e suoni profondi. Lei che ancora smorfiosamente non vuole parlare, cammina sicura lungo il passa uomo, ride alle draglie di bolina stretta e quando gli parli di cime, paterazzo, sartie e winch, non ha esitazioni nell’individuarli. Certo Nina non ha mai
nascosto il suo carattere ribelle e Fede, un’ancora di salvezza ben salda nella sabbia senza cui nulla potrei fare, tanto ha dovuto penare per continuare il percorso educativo intrapreso sulla terra ferma. Ma quanta bellezza vedere lei, Leo, Emma, Giulia, Sophia, Elisa, Viola, Tobia, Valerio, il piccolissimo Ario, Alfredo, Francesco, Marla, con il loro salvagente arancione, mentre guardano stupiti il grande genoa sopra di loro.
Gli rivedo tutti insieme, sulla prua di X-Ray ben saldi intorno a Federica, mentre con il loro modo ed il loro linguaggio, danno un senso a ciò che con gli occhi ammirano per la prima volta. Io li vedo lì ed intorno a me, alle manovre i coraggiosi genitori che si sono messi in gioco come individui e come famiglie, per scoprire che è possibile fare vela verso mete lontane con i propri piccoli.
A tutti loro abbiamo chiesto se il nostro progetto avesse funzionato, se effettivamente ci fosse stato equilibrio tra formazione e gioco. La risposta è stata unanimemente affermativa. Questo “si!” è merito vostro che avete accettato di lavorare e faticare insieme a tutti noi, perché una barca a vela, per navigare ha bisogno del suo equipaggio. Che sia una, due, cinque dieci mille, un equipaggio è tale se legato da una volontà collettiva e solidale, umile e disposta al sacrificio. Quando questo accade, allora non contano l’età, il sesso ed i rapporti esistenti. La barca inizia a muoversi, la prua solca il mare alzando un magnifico baffo di prua e tutto diventa semplice, le distanze si fanno brevi ed il tempo si dilata fino a divenire infinito. Ricordo lo stupore di Ernesto nel vedere il vivace Alfredo addormentarsi serenamente nel pozzetto, mentre X-Ray viaggiava a 10 nodi al traverso, sbandata
sì, ma equilibrata e felice. Come lui, tutti i nostri piccoli marinai, senza eccezioni, si sono trovati a loro agio nel confrontarsi con l’assetto variabile della barca ed hanno dormito sonni tranquilli al riparo dal sole, cullati dai suoni del mare. Il family friendly ha messo la nostra organizzazione di fronte ad una sfida difficile e con orgoglio dico che l’abbiamo superata brillantemente.

Quest’anno abbiamo voluto dare continuità al progetto “primo comando”, affidando la nostra capostipite
Oxygene, a giovani comandanti, preparati ma con poche miglia alle spalle. Un progetto questo, dai grandi
rischi e dall’equilibrio delicato. E’ facile passare dalla formazione al charter quando si affida una barca ad un
comandante ed ai suoi amici. Questo il rischio maggiore per una organizzazione come la nostra, che si
occupa solo di navigazione. Un corso il “primo comando”, naturale sbocco per tutti gli allievi dell’offshore,
ma anche per quanti hanno l’intelligenza di partire dai propri limiti piuttosto che dalle proprie convinzioni.
Bene, credo che anche questa sia stata una scommessa che ha portato buoni frutti e su cui bisogna
continuare ad insistere. Innanzitutto attraverso una più rigorosa selezione dei comandanti, perché il nostro
primo dovere come istruttori, è quello di dire all’allievo, se ciò è necessario, che non è pronto. Anche se lui
avrà una delusione, anche se questo comporta una rinuncia economica nel sottile ed impietoso bilancio
gestionale. Innanzitutto la formazione e la sicurezza. Voglio fare i complimenti a Sciuscià e Federico, che
alternandosi al comando di Oxygene hanno circumnavigato la Corsica, studiando e pianificando, risolvendo
gli imprevisti e godendosi uno dei posti più belli del Mediterraneo. Voi siete la testimonianza che il lavoro
paga e che la durezza del corso offshore rappresenta un’eccellenza nel panorama italiano.
L’estate appena trascorsa ha visto l’esordio come istruttore e comandante di Gianluca, ragazzo genuino e
sincero, dal cuore caldo e l’umore ballerino. Ha conosciuto il mare pochi anni fa e ne è rimasto stregato. Ha
lasciato la sicurezza del posto fisso ed ha investito su se stesso, senza paracaduti, senza certezze.
Io ho avuto il compito di formarlo e come lo scorso anno ho fatto con Enrico, anche con lui non ho fatto sconti,
anzi. Se chiedevo agli altri allievi il cento per cento, a lui chiedevo di più. Quando gli altri riposavano, lui lo
stressavo,ancora nessuno spazio per i sogni. Ogni piccolo risultato che vedevo in lui, li tenevo per me. Dopo
questo lungo e duro percorso formativo, lui che con la schiena ancora dritta e la passione intatta, preparato
finalmente ad avere in mano la responsabilità di altre vite in mare, ha conquistato il comando e tutte le
fatiche sono sparite, perché ora la strada è rimasta lunga ma dritta e la barca non è più un mostro strano,
ma un foglio definito con cui scrivere il proprio futuro. Ora il pulcino disordinato, dal capello brizzolato e la
pelle abbronzata è diventato un compagno adulto, sempre disordinato, ma affidabile e capace, buon vento
ferroviere!

Se qualcuno di noi ha fatto il suo ingresso nel favoloso mondo della vela d’altura, altri hanno deciso di sacrificare le decine di migliaia di miglia che portano sulla pelle, per seguire un’idea diversa di “andar per mare!” E’ il caso del gentil Riccardo, comandante imprescindibile de “il Signor Hood”. Per anni prestato al charter, da quest’anno ha fatto la sua scelta, rinunciando alle sicurezze economiche per mettersi in discussione e ritrovare quella pace e armonia che tanti anni fa lo hanno portato in mare e che l’industria del mare aveva offuscato. Certo ci vuole tempo per ricostruire una rete lavorativa solida nel mondo della
formazione, soprattutto se la si vuol fare veramente, ma il tempo è gentiluomo come lui e la sua barca e come tutti i cavalli di razza, non importa quanto son stati nella stalla e quanta polvere hanno addosso, quando escono, tutto si ferma per ammirare la bellezza che portano con se. Oggi la formazione d’altura in Italia si è arricchita, perché è difficilissimo coniugare con tale armonia, gentilezza eleganza, calma, capacità tecnica, forza fisica e chiarezza d’esposizione in un Uomo di mare come ho avuto la fortuna di osservare in Riccardo. Ora riposati e goditi le gioie della terra ferma, perché tra un mese si ricomincia con il corso Offshore Sail Training ed a tanti allievi dovrai trasferire il tuo sapere!

Quanto a me, dopo tanto lavoro con le famiglie, non vi nascondo che questa ultima settimana senza bimbi,
con a bordo allievi motivati e simpaticissimi, con cui abbiamo navigato senza orari e senza limiti, mi ha
regalato un finale fantastico. Come in tutte le cose, è l’equilibrio che segna la via della felicità, a volte si ha,
delle altre volte no, così è la vita!

Tommaso Cerulli Irelli

Buon vento!